lunedì 12 maggio 2008

LA MIA DOMENICA ALLA MOSTRA DI EDWARD STEICHEN

Ovviamente solita uscita domenicale!!!
Cosa sarebbe dopotutto una domenica senza un uscita fuori porta???


Direi una noia mortale!!!
Siamo quindi partiti alla mattina per andare a Reggio Emilia a vedere la tanto attesa mostra fotografica di Edward Steichen.
Che dire…
La mostra era di una bellezza indefinibile ma riguardo alla città che la ospitava avrei un paio di cose da dire…o anche 10 o 15(minimo)!!!
Oltre ad essere una città priva di qualsiasi carattere e assolutamete anonima è anche priva di organizzazione.
Neanche un indicazione per la mostra nella citta’,un assoluta assenza di cartine per orientarsi e come se non bastasse neanche la gente che ci abita sa darti informazioni esaurienti!!!
Ritorniamo però a Steichen…
Nasce nel Lussemburgo il 27 marzo 1879 . La sua famiglia per motivi economici si trasferisce in America 2 anni dopo la sua nascita.
Nel 1900,diventato ormai maggiorenne ,diventa cittadino americano a tutti gli effetti.
Diviene quindi,in un primo momento pittore.
Nel 1901 è a Parigi dove fotografa scrittori e pittori di una certa portata(in seguito fotograferà anche importanti esponenti della scrittura italiana come Pirandello).
Nel 1902 torna a New York e affitta uno studio con Alfred Stieglitz e fonda "The Photo Succession", collaborando alla rivista trimestrale Camera Work.
Già nel 1904 comincia a sperimentare la fotografia a colori.
Dal 1906 al 1914 vive in Francia,patria di tanti artisti.
Inizia la prima guerra mondiale e Steichen diventa comandante della divisione fotografica delle Forze di Spedizione Americane.
Torna quindi a fotografare le nature morte e decide di bruciare tutti i suoi dipinti.
Tornato dalla guerra si dedica alla fotografia di moda e collabora con due importanti riviste dal 1923 al 1938 quali:
"Vanity Fair" e “Vogue”.
Sono proprio le foto di moda pubblicate su queste riviste ad essere protagoniste della seconda parte della mostra in esposizione ai Chiostri di San Domenico.
La maggior parte delle fotografie di moda eseguite sono stampe su gelatina d’argento.
Vi state chiedendo cos’è la stampa su gelatina d’argento???
Presto fatto!!!Ve lo spieghero’ molto velocemente!!!
Si tratta di una miscela di gelatina animale,ricavata dopo un accurato trattamento dai resti della macellazione dei vitelli,e di alogenuri d’argento.
Gli alogenuri d’argento sono dei Sali composti da argento ed un elemento alogeno:il cloruro,il bromo oppure lo iodio.
Questi Sali hanno caratteristiche diverse che li rendono adatti per diversi tipi di emulsioni,per carte o pellicole.
Certo io l’ho spiegato molto velocemente per non entrare troppo nel tecnico ma,magari quando avrò un po’ più tempo vi spieghero’ tutte le tecniche di stampa esistenti…e vi assicuro che sono davvero tante.
Nel 1942 viene richiamato in servizio nella Marina americana e diventa direttore del Naval Photographic Institute, con la responsabilità di documentare gli aspetti navali della guerra.
Dal 1947 al 1962 è direttore del dipartimento di fotografia al MOMA di New York.
Da qui l’importante mostra The Family of Man.
The Family of Man è la grande esposizione che nel 1955 documentava con oltre 500 fotografie la vita,la morte e l’amore in 68 paesi.
Muore a West Redding il 25 marzo 1973.
A palazzo magnani se ne puo’ vedere una ricostruzione multimediale.
La prima parte dell’esposizione rappresenta nature morte,scene di vita quotidiana e primi esperimenti con il colore e con tecniche innovative.
Si potranno vedere anche molti volti noti come Walt Disney, Matisse, Greta Garbo ecc…,con tecniche di stampa che vanno dalla gelatina ai Sali d’argento, le stampe al Platino o su Gomma Bicromatata e molto altro.
Anche qui non sapete di cosa stò parlando???
La stampa al Platino permetteva di ottenere una gamma di intensità di colore estesissima rispetto a qualsiasi altro tipo di stampa del tempo.
Nasce nel 1873 e arriva in uso a partire dal 1880.
La stampa al platino è possibile grazie all’unione del sale platinico,più comunemente conosciuto come potassio, con un sale di ferro come l’ossalato ferrico.
Riguardo alla tecnica su Gomma Bicromatata…
I bicromati sono Sali d’acido cromico. Rappresentano il terzo gruppo,tra i composti fotosensibili,dopo i Sali d’argento e i Sali di ferro che hanno fatto la storia della fotografia.
Questo tipo di tecnica richiede l’utilizzo in particolare di gomma,come la gomma arabica.
La gomma arabica è un prodotto di origine vegetale che si ottiene raccogliendo la resina di alcune varietà di acacie.
E’ un procedimento di stampa al pigmento.
Questa sostanza ha la funzione da legante e da agente sensibile alla luce.
La gomma arabica per permettere che avvenga tale processo viene sensibilizzata con una soluzione satura di bicromato di potassio e caricata con un pigmento insolubile.

Per concludere devo dire che la mostra,seppur organizzata a mio parere non egregiamente,da la possibilità di conoscere le opere di un artista considerato fra i più bravi al mondo e pertanto non bisogna lasciarsi scappare l’occasione di ammirare le sue opere.


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